Nov 22nd, 2009 by Alfonso Fuggetta
Sto andando a San Francisco. Sono in transito da Parigi (CDG), ovviamente, visto che non ci sono voli diretti. Una volta, con Alitalia presi il diretto quando c’era e fu ovviamente molto comodo.
Stamattina sono partito da Malpensa. Fino a Parigi, tutto perfetto.
Arrivo in questo, che secondo me è l’aeroporto più scombinato e scomodo che conosca, ed è stato un casino.
- All’arrivo, dovendo andare al terminal degli intercontinentali, controllo del passaporto. Un casino, code che si intrecciano, gente che arriva e gente che parte. Un solo agente che controlla.
- Dal terminale 2F dove sono arrivato, mi sono spostato al nuovo 2E. Almeno un chilometro a piedi. Almeno.
- Controllo di sicurezza lentissimo. Uno sfinimento.
La prossima volta se dovesse ricapitare provo Amsterdam o Monaco. Il guaio è che quando mi ricapiterà di viaggiare per gli USA, probabilmente dovrò andare a Cincinnati e il volo più comodo è il Delta che parte da qui.
Chissà quando si capirà il danno che la regionalizzazione di Alitalia – perché di questo si tratta – avrà sul nostro lavoro e sui nostri spostamenti.
Tags: CDG, Malpensa
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Nov 19th, 2009 by Alfonso Fuggetta
Il figlio prende il posto del padre. In banca – Corriere Roma: “ROMA – In banca al posto del padre. O dello zio. O di un nonno. Insomma, basta che sia un parente fino al terzo grado. Si può sostituirlo al posto di lavoro, senza che nessuno se la prenda. Anzi, sono tutti contenti. Azienda. Sindacati.
L’INTESA – Succederà nelle filiali della Banca di Credito Cooperativo di Roma grazie ad un’intesa firmata mercoledì sera tra la banca, Federlus (federazioni delle Bcc del Lazio, dell’Umbria e della Sardegna) e le sigle sindacali del credito Fabi, Fisac-Cgil, Fiba-Cisl, Uilca, Sincra-Ugl. In vigore da gennaio 2010 e fino al 31 dicembre 2012, l’accordo coinvolge 76 lavoratori e prevede che in alternativa agli incentivi economici, gli impiegati in fase di prepensionamento potranno scegliere di far entrare in banca al proprio posto un figlio o un parente fino al terzo grado.
PRIMA LA SELEZIONE – L’assunzione, certo, non è automatica. Spiega Mauro Pastore, vicedirettore generale della Bcc di Roma: «Con questo accordo (facoltativo) il dipendente rinuncia agli incentivi previsti e fare richiesta alla banca di assunzione del proprio figlio o parente: la banca ne valuta quindi la possibilità di inserimento». Il che significa per il figlio o parente dover affrontare una selezione come tutti gli altri candidati non ‘figli di’. Ma, aggiunge Pastore, «a parità di curriculum, capacità, intelligenza il figlio del dipendente è probabile che venga preferito». Non si tratta di nepotismo, ci tiene a sottolinearlo Pastore. «La nostra è una banca che punta tutto sull’attenzione e sulla relazione con la clientela: è chiaro che chi ha un familiare che da anni lavora con noi, ha una maggiore conoscenza e dimestichezza con il nostro modo di lavorare, per noi quello è un canale preferenziale».
“
Tra l’altro, le solite ambiguità italiane: “L’assunzione, certo, non è automatica”, “a parità di curriculum, capacità, intelligenza il figlio del dipendente è probabile che venga preferito”.
“È probabile …”. E se no a che serve tutto questo? Ma su …
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Nov 19th, 2009 by Alfonso Fuggetta
Un post dell’amico Gigi. Non ho nulla da aggiungere.
Fosse per loro, non esisterebbe il Natale: "
Rimugino sulla vergognosa notizia dei leghisti di Cologne (un paesino del bresciano) che vanno di casa in casa a scoprire e cacciare i clandestini e per ironia e oltraggio loperazione è chiamata White Christmas (white nel senso della razza ovviamente).
Ripenso a quello che ricordo del catechismo, di Maria e Giuseppe che vagano e non trovano da dormire se non in una stalla e vedo i vigili di Coccaglio, come centurioni romani che controllano i viandanti, che senzaltro avrebbero cacciato Maria e Giuseppe, certamente senza permesso di soggiorno.
Fosse per questi schifosi non ci sarebbe un nuovo Gesù che nasce fra noi e, pur non essendo io pratico di queste cose, non riesco a capire come facciano i cattolici a tacere a non urlare dalle loro chiese, a non sputare addosso a questi che dicono addirittura che lo fanno per difendere la ‘tradizione cristiana’.
Gesù disse forse ‘Abbraccia il tuo fratello solo se bianco?’ Disse forse: ‘Prima di accogliere lo straniero controlla che abbia il permesso di soggiorno?’
Se i cattolici tacciono le puttane e le ragazzine di Sua Maestà, se i cattolici tacciono la negazione del loro stesso vangelo, allora è meglio che chiudano le loro chiese e ammettano che sono del tutto inutili e falsi i loro ’scambiamoci il segno della pace’, i loro ‘dalla lettera di…’ perchè mentre continuano a leggere, senza forse dargli più peso, ‘In quel tempo…’ non si rendono conto che il loro Gesù viene crocifisso di nuovo ‘In questo tempo’.
Tacciono, complici o codardi.

"
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Nov 19th, 2009 by Alfonso Fuggetta
Bernabè sulla rete
Stamattina stavo confrontando le dichiarazioni di Bernabè, quelle dei nostri politici sugli investimenti per la banda larga, e quanto è stato annunciato in Francia, UK e Spagna e che riporta il Quinta.
Che dire. Nulla. Non c’è nulla da dire, ahimè.
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Nov 18th, 2009 by Alfonso Fuggetta
Post di Giannino che mi sta facendo pensare parecchio.
Se capisco bene, Giannino dice che abbassando le tasse sui redditi più alti, si recupera evasione e questi sono quelli che darebbero di più allo stato in termini di contribuzione. Come in America, dove le aliquote più basse fanno si che ci sia più gettito dalle fasce più alte.
Il punto è: se si abbassano le aliquote, è vero che i redditi alti dichiarerebbero i loro redditi? Oppure il problema della evasione non dipende dalle aliquote e resterebbe comunque significativo anche abbassandole?
Più abbassi l’aliquota, più raccogli dai ricchi: “
Che cosa succede, quando si tiene per anni un sistema fiscale con aliquota marginale bassa sul reddito delle persone fisiche, come capita negli Usa dove sta al 31%? Guardate bene questo diagramma , e lo capirete subito. Mentre da noi molti credono che le alte aliquote marginali siano costituzionalmente dovute e giustamente penalizzanti i più ricchi, avviene ovviamente nei fatti l’esatto opposto: sopra i 100mila euro di reddito c’è meno dell’1% dei contribuenti, e da loro viene un gettito trascurabile. Guardate invece che cosa capita negli States. Il 40,% del totale del gettito federale americano viene dai contribuenti sopra i 500 mila $ di reddito annuo, che sono un buon 2%. Se ci aggiungiamo i 2,5% contribuenti entro i 20o mila, siamo a oltre il 60% del gettito. La fascia di contribuenti tra i 10 e i 35 mila dollari, quella mediana dal ‘nostro’ punto di vista, se cioè consideriamo il reddito medio lordo fiscale nel nostro Paese, negli Usa contribuisce invece solo per meno del 3% al totale del gettito federale. E, negli Usa, un contribuente su due è totalmente sentato dal fisco federae, sul totale delle 150 milioni di posizioni fiscali. In che cosa è migliore, di fatto, la progressività più accentuata del fisco italiano? In nulla. Dà solo spago allo Stato e ai suoi ministri delle tasse pro tempore di entrambi i colori, per incrudire vessazioni. Alle quali i benpensanti applaudono, in nome del fatto che gli evasori sarebbero gli altri, mentre invece sono una massa, su tutti i tipi di reddito, e perché è lo Stato a sbagliare.
”
Tags: Fisco
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Nov 18th, 2009 by Alfonso Fuggetta
Tutto il mercato, campanile per campanile: “
Repubblica.it » Affari e Finanza » Investimenti zero, nessuna regia cosi’ muore la Banda larga italica.
Non solo in Emilia Romagna, ma in tutta Italia nessuno sa oggi quante siano le reti wireless attive e dove sia davvero il digital divide…
…Ma tutto questo non risulta da nessuna parte. Nessuna istituzione si
sta occupando di capire quante reti wireless ci sono già attive per
mirare meglio l’utilizzo delle già scarse risorse. Ma non si fa. Tutto
resta concentrato sugli 800 milioni. Che in fondo è solo una partita
tra Romani e Brunetta da una parte e Scajola dall’altra. Con le
mediograndi aziende del settore tlc che sperano nelle grandi commesse
di Telecom o dello Stato. Non avendo capito che il mercato bisogna
andarselo a cercare campanile per campanile.
‘amen’. o, come direbbe Kit Carson, ‘puro vangelo’.
“
Leggo questo commento del Quinta all’articolo di Carli.
Secondo me nell’articolo di Carli sono mescolati e confusi, come già hanno fatto altri incluso il presidente Valducci, due /problemi/quesiti diversi. E faccio anche un appunto finale.
Il primo problema/quesito è “ci deve essere intervento pubblico a sostegno delle aeree dove è difficile che gli operatori possano investire o per accelerare la riduzione del digital divide?”
La mia risposta è si. E qui bisognerebbe capire se questi soldi (gli 800 milioni) ci sono veramente o no. E se ci sono quando sono spendibili. Io credo vada detto che queste risorse servono perché il paese non può aspettare. Vado in giro specie per la provincia italiana e trovo situazioni tragiche. Che si fa? Molte delle iniziative wireless di cui si parla sono promosse dalle amministrazioni locali. Quindi il pubblico, ai diversi livelli, si muove ed è giusto che si muova. Serve un impulso da parte dello stato.
Il secondo problema è “come devono essere spesi questi 800 milioni?” Ovvio che non possono essere semplicemente “regalati” a Telecom. Ma non è che non ci siano strumenti o modelli a cui ispirarsi. Ci sono le società miste, il modello scozzese, … Possiamo ragionare su quale sia il modello migliore e, anche alla luce della survey su ciò che esiste, si può a ragion veduta passare all’execution.
Non si possono mescolare i due problemi: “siccome non sappiamo come questi soldi verranno spesi oppure temendo che vengano spesi male, allora non è che siano poi così urgenti”. Il problema esiste. Servono le risorse per risolverlo e serve un metodo di lavoro coerente con l’obiettivo e con le regole di concorrenza e mercato.
L’appunto finale: il wireless ha dei limiti strutturali rispetto al fisso. A volte ce ne dimentichiamo. Il wireless può servire per aree limitate, poco popolate, per coprire in modo provvisorio situazioni critiche. Ma prima di dire che è un sostituto del fisso (anche “solo” HDSL) ci andrei calmo. Per cui non basta dire “c’è il wireless”.
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Nov 18th, 2009 by Alfonso Fuggetta
Volete dirmi che Repubblica ha scoperto oggi, mettendolo in home page, che si può “jailbrekkare” l’iPhone? Chissà che ne pensa Zibri, per citare il primo che mi viene in mente.
Il genietto della pirateria che spaventa Steve Jobs – Tecnologia – Repubblica.it: “Assomiglia alla storia di Davide e Golia, con il giovane armato di fionda che batte il gigante, il lungo duello tra la Apple e George Holtz, lo studente fuoricorso che riesce regolarmente a vanificare gli sforzi del colosso informatico guidato da Steve Jobs per limitare l’uso dell’iPhone ai soli prodotti graditi all’azienda. Oppure a Tom e Jerry, dove il topo dispettoso ribalta le parti e manda il gatto al manicomio. I tentativi della Apple di mettere il suo gioiello al riparo dalle incursioni di Hotz vanno avanti infatti da tempo con risultati sempre più frustranti.
Questo mago dell’hackeraggio di appena 20 anni ha riconquistato ora gli onori della cronaca negli Stati Uniti dando alla luce il suo capolavoro. ‘Si chiama Blackra1n ed è un software in grado di sbloccare un iPhone in appena due minuti: tutto ciò che devono fare gli utenti è infilare il loro cellulare nel pc, lanciare l’applicazione e premere un bottone’, scrive con malcelata ammirazione il mensile Wired. In sostanza, lo straordinario successo di Holtz consiste nel riuscire a vanificare lo sforzo della Apple per decidere cosa si può fare con il suo apparecchio e con quali programmi. Una volta ‘aperto’ con la chiave virtuale che Holtz mette a disposizione gratis online, l’iPhone è in grado di capire e far funzionare anche quelle applicazioni che nelle intenzioni della casa costruttrice dovrebbero essergli vietate. A pagarlo sono infatti le aziende interessate ad entrare anche nel mercato degli utenti iPhone. “
Tags: iPhone
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Nov 18th, 2009 by Alfonso Fuggetta
Thanks, iPhone: 2,000 Percent Increase in Bay Area Data Traffic Since 2008, Says AT&T [Digital Daily]:
Bay Area iPhone users, relief is on the way: This morning, AT&T said it has almost completed a $65 million upgrade to its network in the region. The carrier has upgraded close to 850 cell sites in an effort to better handle the massive surge in data traffic it has seen in and around San Francisco since the debut of Apple’s iPhone.
Make no mistake, that surge has been massive. Says AT&T (T): ‘Since 2008 AT&T’s network in the San Francisco area has experienced a 3G data traffic increase of 2,000 percent.’
Wow. No wonder my calls kept dropping at that last Apple (AAPL) event in San Francisco (yes, an iPhone 3G repeatedly dropping calls at Apple’s Sept. invitation-only music gathering). In any event, the upgrade, which includes the bolstering of backbone infrastructure, should result in better coverage, 3G performance and in-building penetration.
‘More than ever before, customers look to wireless communications to stay in touch with family, friends and business colleagues,’ said Terry Stenzel, AT&T vice president and general manager for Northern California/Reno. ‘The additional spectrum helps to enhance the 3G network so that our customers have the best experience when they make a call, check an e-mail, download a video or song, access applications or surf the Internet on their AT&T device.’
Tags: AT&T, iPhone
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Nov 17th, 2009 by Alfonso Fuggetta
Qualche giorno fa parlavo con un mio collega che, a proposito dello stato dell’università, diceva che ne stiamo “gestendo il declino”. Ieri, un altro mio collega al quale raccontavo questa osservazione mi diceva che secondo lui in realtà è il paese nel suo complesso che sta gestendo il suo declino.
In effetti, sembra di vedere un paese ricurvo su stesso, vittima delle sue paure, dei suoi mali endemici, delle sue tante incompetenze e delle sue posizioni di rendita, delle sue ripicche personali e delle sue miopi visioni del mondo e della società, della incapacità di un vero sacrificio per il bene comune che vada al di là delle dichiarazioni retoriche e fasulle che ogni giorno dobbiamo sorbirci.
La cosa che a volte mi angoscia è proprio questa: il fatto che non abbiamo il coraggio di puntare più in alto. Ciascuno è alla ricerca del suo viver sicuro, della sua sistemazione. O, peggio, è alla ricerca di un modo per bloccare l’antagonista, il nemico, quello che “piuttosto che lui, niente”. Ancora peggio, non sappiamo nemmeno cosa voglia dire puntare più in alto, perché la nostra vista si limita a quel po’ che ci circonda e ci interessa.
Detto in altri termini, è un paese con scarso senso civico, pochi sogni, poche ambizioni, se non quelle personali. Ci manca la voglia di volare e di sognare come paese, come università, come impresa, come comunità.
Forse, si può riassumere tutto dicendo che abbiamo poco amore e troppo interesse. È questo il nostro problema più grave.
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Nov 15th, 2009 by Alfonso Fuggetta
Stiamo iniziando a mettere un po’ di materiale su Youtube, Slideshare, Facebook, …
Qualche video lo trovate già sul canale CEFRIEL di YouTube. Sono solo alcune prove, ma un po’ alla volta stiamo spostando la comunicazione su social networks.
Tags: Cefriel
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