Sul Sud
Aug 27th, 2008 by Alfonso Fuggetta
In questi giorni gli eventi, le notizie, il caso anche, hanno voluto che pubblicassi diversi post sul Sud. Ci sono stati diversi commenti piuttosto aspri o amari perché le mie parole sono state viste “contro” il sud e i “meridionali”. Non pretendo certo che la si pensi tutti allo stesso modo. Dico anche subito che magari nei post precedenti mi è scappata qualche frase che aveva un tono diverso da quello che volevo dare io. Me ne scuso, ma è anche vero che è il prezzo che si paga quando si tiene un blog. A volte scrivo con l’assunzione di parlare alle persone che conosco e che mi conoscono, non rendendomi conto che può anche capitare qualcuno che non sa nulla di me, delle mie idee, e che quindi può legittimamente interpretare in modo differente quello che scrivo in modo poco chiaro o con troppe assunzioni di contesto.
MA c’è un punto che voglio affermare con forza: io non sono qui per mettere in croce o denigrare il sud e suoi cittadini, ma non mi accontento neanche di quello che sento troppo spesso scrivere e ripetere da anni su questo tema. Per questo ho scritto questo post. Per cercare di spiegarmi. Peraltro, ho paura che, invece di aiutare a chiarire ciò che penso, questo post possa generare nuove incomprensioni, ma voglio provarci. Spero mi aiuterete anche con critiche ma cercando di capire il fine che ho in mente che vuole essere costruttivo e assolutamente non polemico.
Questo paese ha dei problemi. Li ha al nord, al centro e al sud. Credo che per risolvere i problemi sia necessario innanzi tutto sforzarsi di capirli. E la “politica” spesso non ha combinato granché proprio perché non ha fatto questo sforzo. Ha troppo spesso usato, a destra come a sinistra, i problemi come arma politica contro l’altra parte. È un rischio che corriamo tutti, io compreso. Nei post che avevo scritto, avevo cercato, certamente con la scarsa profondità che si può avere su un blog (io non faccio di professione il commentatore politico nè tanto meno il politico o il sociologo), di guardare un po’ al di là di certi titoli e assunti che spesso ci condizionano.
Il risultato è che sono venuti fuori altri luoghi comuni: se dico certe cose sul Sud, allora sono un leghista e se sono un leghista allora sono un razzista. È un atteggiamento deleterio non solo perché fa passare me per quello che non sono, ma soprattutto perché complica dannatamente la comprensione dei problemi. Non ha senso dire che se una cosa la dice un leghista (o un comunista) è giusta o sbagliata in funzione di chi sia la fonte. Chiunque sano di mente può dire cose giuste o sbagliate. Sarebbe sano per questo paese se a destra e a sinistra si riuscisse ad essere d’accordo su più cose possibili. Non perché si vuole la commistione o il compromesso al ribasso, ma perché i problemi complicati si risolvono se c’è la più ampia possibile convergenza di sforzi.
Per questo non capisco certi modi di discutere.
I dati sono dati
A volte vedo arrampicate sui vetri per tentare in tutti i modi di smontare quelle affermazioni o osservazioni che non ci vanno bene. O che ci fanno male. Lo facciamo tutti ed è per certi versi comprensibile. E se non c’è dubbio che non bisogna bersi i numeri in modo acritico, è anche vero che ce ne sono alcuni che sono indiscutibili. Per lo meno non ho ancora trovato delle evidenze che li qualifichino come falsi o sostanzialmente distorti. Solo per far vedere alcuni esempi, linko alcuni dei post di cui mi ricordo, per citare alcune delle discussioni che abbiamo avuto.
- Nel corso degli scorsi decenni, al Sud sono arrivate risorse economiche (sia dello Stato che dell’Unione Europea) che probabilmente non hanno pari in Europa. Ci sono state tante denunce anche recentemente sul fatto che questi fondi sono stati usati male o spesso non spesi. Ma è indubitabile che soldi ne sono arrivati e ne arrivano tantissimi (ho fatto alcuni esempi anche io in post precedenti).
- L’effetto di questi investimenti e decisamente insufficiente. Altrimenti perché staremmo qui a parlare dei problemi del mezzogiorno?
- I dati di crescita e competitività identificano un divario profondo tra nord, centro e sud.
- La spesa pubblica al Sud è spesso molto più sostenuta che al nord, a volte anche di un fattore due. E questo a fronte di qualità ed efficacia dei servizi offerti che non è correlata con l’intensità dell’investimento.
Ora può essere che questi dati siano sbagliati, parziali. Sono solo alcuni tra i tantissimi studi o articoli che si possono trovare sul tema. Certamente i miei commenti sono semplificati e troppo sintetici. Ma alcuni dati di fondo sono credo inconfutabili. Quanto meno, ci sono serie riflessioni da fare su quello che è stato l’effetto di una delle più grandi azioni pubbliche e di spesa che ci sia stata in Europa nel dopoguerra, come dice Nicola Rossi (non un leghista) nell’articolo de La Voce che citavo qui su.
L’odio verso i meridionali
A me questo pare un alibi o la difesa di chi si sente attaccato. Ora io non odio il Sud: ho le mie radici i miei affetti, la mia cultura nel Sud. Ma i problemi ci sono. E sono indubbiamente diversi e più critici di altre zone d’Italia. Possiamo anche metterci a fare un’analisi storica e vedere se il sindaco di Capo d’Orlando ha ragione nel dire che Garibaldi e i Savoia hanno spogliato il sud per far arricchire il nord. Il dato è che oggi la situazione è questa. Affermarlo non vuole dire odiare il sud o insultare tutti i meridionali. Non bisogna umiliare o disprezzare o avere un atteggiamento di sufficienza che non avrebbe ragione di esistere. Ma non si può nemmeno far finta di niente. Ovvio che non sono accettabili i discorsi di personaggi come Borghezio e l’ex sindaco di Treviso. Ma non è che per distinguersi (giustamente!) da questi, allora si chiudono gli occhi e si fa finta che i problemi non ci siano.
La mancanza dello Stato
In un commento ad un precedente post, una lettrice (Mariangela) scriveva che il problema è la mancanza dello Stato. Capisco bene quello che vuole dire. Ma vorrei replicare riprendendo una cosa che stavo cercando di dire nei post precedenti. Chi è lo Stato?
Lo Stato non sono innanzi tutto i sindaci, gli amministratori locali, i presidenti di regione e dirigenti degli enti locali? Chi sono nel sud queste persone? Da dove provengono Bassolino, la Jervolino, Vendola, Loriero, Pecoraro Scanio, Lombardo, Cuffaro?
Si sente dire che la colpa è la mancanza dello Stato (fatto assolutamente vero!!!) ma lo si dice troppo spesso come se lo Stato fosse qualcosa di esterno, lontano, separato da noi. Certo che serve la presenza dello stato. E non c’è bisogno di scomodare Saviano. Ma non è forse vero che dobbiamo anche renderci conto che non si tratta di una entità terza, quanto di qualcosa che è molto direttamente collegato con quello che facciamo e viviamo tutti i giorni?
Mattia Pascal segnalava ieri questo articolo. Chi fa queste cose? Bossi? I Leghisti? Uno “stato” non meglio identificato piombato giù da chissà quale galassia?
Io dico che non possiamo continuare a limitare l’analisi di quello che succede al sud ricercando le colpe solo in un fantomatico stato non meglio identificato o nei leghisti o in chissà chi. Per questo, tornando al primo post sulle dichiarazioni della Gelmini, non si può chiudere l’argomento liquindandolo solo come propaganda o razzismo. In Calabria, per fare un esempio, c’è una spesa per la formazione più che doppia rispetto alla Liguria che ha una popolazione quasi uguale. È come se per ogni studente calabrese si potesse allocare il doppio dei docenti, delle strutture e degli investimenti fatti in Liguria. Chi spende questi soldi? Si può continuamente dire che la colpa “è dello stato” senza mai sentire qualcuno che dica “e le nostre strutture locali, noi qui, che stiamo facendo”? Che fanno i nostri dirigenti scolastici, i nostri presidi i nostri professori? Sono tutti esclusivamente vittime di “questo stato assente”?
In conclusione
I problemi del nostro paese vengono da lontano e sono grossi e complicati. Certo non li risolvo io o il centinaio di lettori di questo blog. Ma penso che non si possa aspettare che qualcosa cambi “a Roma”, “nello Stato” o chissà dove. “You must be the change you want to see in the world.” Non sono scemenze mie. Le diceva un ometto alto poche spanne che ha sconfitto l’impero britannico e culture che avevano radicamenti millenari.
Forse siamo singolarmente troppo piccoli per vivere questa massima. Ma forse condividere certe idee usando anche questi strumenti come il blog, come scrivevo qualche giorno fa, è anche un modo per costruire qualcosa un po’ più grande e magari utile.

